Comune di Noventa Vicentina (VI)

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La Chiesa Arcipretale ora Duomo

Brevi cenni storici

Secondo autorevoli storici la Chiesa di Noventa Vicentina ha origini antichissime, si parla dell'anno 1000 e anche prima.

In un documento dell'Archivio Vaticano, nelle Raziones Decimarum del 1297-1303, sono ricordate 25 pievi rurali vicentine e tra esse figura la "plebs S. Marie de Noventa" col suo "archipresbyter Renaldinus". La sua giurisdizione pievana comprendeva sotto di sé le "capellae" (chiese sorte nei "vici", villaggi, situati nell'ambito della circoscrizione pievana) di S. Martino di Asigliano, di S. Maria di Poiana Maggiore, di Fogiascheda, di S. Michele di Agugliaro e di S. Pietro di Campiglia. Pertanto il titolare della pieve di Noventa era allora quello della chiesa matrice urbana, cioè S. Maria, situata nel 1200-1300 in contrà della piazza.

Il titolo di "plebs", pieve, valeva tanto per la chiesa cittadina quanto per le prime chiese del territorio ed era quella dove si amministrava il sacramento del Battesimo, "chiesa baptismalis".

Intorno al 1300 la chiesa di S. Maria era officiata dalla Compagnia dei Battuti, o Flagellanti, o Disciplinati, formata da religiosi laici che intendevano esprimere il loro impegno penitenziale con manifestazioni a volte al limite del fanatismo. Questa chiesa pertanto cessò di essere pievana e il titolo passò alla cappella dedicata ai santi Vito e Modesto, e in seguito a Crescenzia, patroni tanto cari ai monaci benedettini.

Questa cappella era legata alla salutare bonifica realizzata dai medesimi nella vasta plaga di Noventa prima e dopo il 1000.

In essa, verso la metà del secolo XV, ebbe luogo una completa ristrutturazione e un ampliamento, seguendo lo stile gotico. Inoltre venne orientata a levante, secondo i canoni dell'architettura religiosa dell'epoca, e presentava davanti e a lato il cimitero. Accanto (dove è tuttora situata) sorgeva la Canonica, casa destinata (secondo un'investitura feudale del XII sec. il Braidum o praedium ecclesie") alla vita in comune (canonice) di tutto il clero della vasta pieve.

Passò alquanto tempo finchè giunse nel 1640 a reggere la parrocchia l'arciprete don Stefano Negri "iuris utriusque doctor" e, constatato che la chiesa per l'accresciuta popolazione era divenuta troppo angusta, decise di abbatterla e di costruirne una nuova nello stesso luogo, orientandola questa volta verso mezzodì.

L'edificio, a pianta rettangolare (corrispondente all'attuale navata), presentava il presbiterio e la sacrestia. Davanti era situato il cimitero. Gli antichissimi altari della Vergine e di S. Rocco erano addossati alle pareti laterali, nel presbiterio era collocato l'altare maggiore , opera di Antonio Bonazza, con le quattro statue dei martiri, a perenne memoria della presenza benedettina in questa terra: Vito, Modesto, Crescenzia, a cui si aggiunse Eurosia. Appesi alle pareti vi erano tre grandi tele(che sono andate perdute), raffiguranti il martirio dei primi tre, e l'adorazione dei Magi ora posta sopra la porta maggiore. Questa tela si può attribuire, secondo studi recenti, al pittore Zanchi, nativo di Este.

Verso la metà del secolo scorso, con il contributo di alcune famiglie di Noventa, furono erette due ampie cappelle per accogliervi gli altari della Vergine e di S. Rocco.

Negli anni 1884-1886 l'arciprete don Rocco Rocchi, dopo aver permutato con il Comune la sede municipale, ubicata sopra la sacrestia, con un pezzo di terra del suo giardino per uso piazza e costruito l'oratorio dedicato alla Vergine Immacolata, decise di ampliare la chiesa, divenuta ormai insufficiente per le necessità dei fedeli. Cominciarono così i lavori con la posa delle fondamenta del nuovo presbiterio attorno a quello vecchio. Ma nel novembre del 1888 lo colse la morte.

Gli successe don Giovanni Bertapelle, parroco di Polegge, che si trovò a dover affrontare l'opera d'ingrandimento lasciata interrotta dal suo predecessore.

Negli anni 1891-1893 il nuovo arciprete condusse al coperto la parte principale dei tre alzati che circondavano il presbiterio.

Dopo di che si sostò alquanto in attesa di tempi migliori.

Nel 1909 ripresero i lavori che terminarono nel 1912, con il completamento del coro con decorazioni e dipinti , col prolungamento

della navata e con la costruzione della facciata.

Nel 1924 venne intrapreso il restauro del campanile, eretto verso la fine del XVII secolo, come appare nella lapide murata alla sua base, e le tre vecchie campane vennero inviate a Vittorio Veneto per rifonderle in un nuovo concerto di cinque: nel 1925 le nuove campane furono collocate al posto delle precedenti.

Dal 1925 al 1927 ripresero i lavori d'ingrandimento della chiesa e vennero aperte le sei cappelle tutte uguali (riducendo le due esistenti) per porvi i vari altari fino ad allora addossati ai muri.

Nell'anno 1934 il tetto della navata fu dichiarato pericolante e, anziché rimediarvi, fu presa la coraggiosa decisione di sopraelevare la navata stessa e di completarla secondo le linee del progetto originale dell'architetto Francesco Lucchetta.

Il 13 marzo 1939 morì monsignor Bertapelle e il suo successore, monsignor don Albino Zanconato, portò a compimento nel 1964 la parte superiore della facciata, ripetendo i motivi architettonici della parte inferiore, e sostituì, con le attuali, le vecchie vetrate delle finestre rotonde in alto delle tre absidi.

Anche monsignor don Antonio Bizzotto compì nel 1968 importanti lavori, rifacendo l'intonaco del soffitto della navata, perché pericolante, e la tinteggiatura di tutta la parte del presbiterio sotto la cupola. Inoltre sostituì le grandi vetrate delle sei trifore che illuminano ampiamente la navata, perché le vecchie erano rotte a causa della grandine, e per eliminare tale inconveniente fece porre all'esterno una solida protezione con vetro retinato; così anche per tutte le altre finestre della chiesa.

Provvide anche al restauro del campanile, alla elettrificazione delle campane e alla rimessa in funzione dell'antico orologio che per parecchi anni era restato muto.

Nel 1981 venne rifatto il vecchio pavimento della chiesa, risalente al 1806, in marmo rosso e bianco, offerto da don Andrea Galvan cappellano dell'ospedale.

Ultimi lavori

Corre l'anno 1999.

Meritano un breve cenno i lavori eseguiti all'interno della chiesa, iniziati la scorsa estate e da poco terminati.

Dopo 31 anni dall'ultima tinteggiatura erano evidenti i segni del tempo, specie sulle pareti molto sbiadite e in parte screpolate, polvere depositata ovunque e qualche elemento abbisognevole di restauro.

Vista la necessità di un intervento non più dilazionabile, l'arciprete monsignor don Giacomo Prandina, incoraggiato dal voto unanime del Consiglio Pastorale Parrocchiale e della Commissione Economica, ha preso la ferma decisione, anche in vista dell'imminenza del Giubileo del prossimo anno 2000, di por mano ai lavori necessari da farsi.

Per l'esecuzione è stata chiamata la ditta Borin Dino e figlio Luca di Arquà Petrarca molto conosciuta per le sue ottime referenze. In possesso di idoneo materiale di qualità, dotata di attrezzature d'avanguardia, coadiuvata da maestranza qualificata, tale ditta nel tempo pattuito ha compiuto l'opera con vera competenza e professionalità, da destare vivo consenso.

A conferma di ciò basta ricordare il delicato lavoro di pulitura e ritocco delle pitture della cupola che ora, rinnovata e splendente, incanta a guardarla.

Ora il tempio nel suo complesso egregiamente abbellito, grazie alle indovinate tonalità delle tinte e agli appropriati interventi, riscuote la soddisfazione di tutti e possiamo dire che invita a partecipare con più gioia alle sacre celebrazioni.

A conclusione dei lavori ultimati con esito encomiabile, all'impresa Borin va un sincero plauso e un vivo ringraziamento per l'opera felicemente compiuta con passione e vera maestria.

A don Andrea Galvan va tutta la nostra riconoscenza per aver permesso con un suo lascito i suddetti lavori.

Il 20 novembre c.a., in occasione dell'amministrazione della Cresima, il Vescovo di Vicenza Monsignor Pietro Nonis ha annunciato solennemente nella chiesa, straordinariamente gremita, di aver elevato con suo decreto la Chiesa Arcipretale di Noventa Vicentina a dignità di Duomo.

Questo straordinario avvenimento nella storia di Noventa resterà memorabile a conferma, ancora una volta, dell'importanza della sua monumentale chiesa

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