Per quanto riguarda le scene storiche della sala a crociera risulta problematico il voler distinguere l'operato del Foler da quello del Vassillacchi: i due artisti vi lavoravano insieme e contemporaneamente, per la necessità di portare avanti in breve tempo un'opera di così vasta concezione. 1-braccio principale: secondo affresco a destra: Nicolò Barbarigo, a capo dell'esercito veneziano, si dirige verso la città di Zara mettendo in fuga le schiere del Re d'Ungheria (1346). L'iscrizione latina dice: NICOLAUS BARBAD.S EXERCITUS IMPERATOR, DUM PETIT JADRAM RECUPERATAM, REGIS, PAMNONIAE INNUMERAS COPIAS FUGAVIT ET GERMANORUM URBES SUBSIDIUM VEHEMENTER PROFLIGAVIT, ANNO MCCCXLV (L'anno 1345 riportato dall'iscrizione anticipa il fatto storico, ma tale discrepanza di date si riscontra anche in altre iscrizioni del ciclo). L'affresco risulta il piú piacevole della sala, grazie all'aereo uso dell'azzurro e del rosa nelle nubi del cielo, che alleggeriscono la scena di battaglia. Sulla sinistra vediamo Nicolò che, sul suo bianco destriero al galoppo, incalza le truppe nemiche datesi alla fuga.
2-braccio laterale est: Nicolò Barbarigo conquista Zara, città precedentemente sottoposta al Re d'Ungheria (1346). Che si tratti dello stesso personaggio non vi è dubbio: lo provano la similitudine dei lineamenti, l'uguale modo di vestire, la collocazione d'angolo con l'episodio precedente (simmetria che è rispettata per gli altri tre personaggi del vano crociato: Giovanni, Jacopo, Agostino). La città è Zara, che porta ancora gli stemmi del re d'Ungheria, la cui conquista dà a Venezia la vittoria dell'omonima guerra. Sullo sfondo la città, assediata e sconfitta, subisce l'irruzione della cavalleria veneziana, mentre Nicolò, in primo piano sulla destra, controlla l'andamento dell'operazione, impartendo ordini. I colori sono piú caldi e pastosi rispetto all'episodio precedente, giocati sul verde e sul giallo ocra.
3-braccio principale: primo affresco a destra: Giovanni Barbarigo, assalito il priore di Laurana, libera dalle catene la futura Regina d'Ungheria (1387). Veniamo al secondo personaggio del casato, un altro capitano: Giovanni (nato intorno al 1334, sposò una certa Elena, che gli diede due figli, Andrea e Antonio, e una figlia, Agnesina, monaca di S. Chiara.) È ricordato dall'affresco per un'impresa del 1387 che gli assicurò una larga fama e ambiti riconoscimenti. Sigismondo d'Ungheria aveva chiesto l'aiuto di Venezia per liberare Elisabetta e Maria d'Angiò, sua futura sposa, catturate a tradimento da Giovanni d'Horvath, bano (= governatore) di Croazia, e da Giovanni Palisna, priore di Laurana, e detenute nel castello di Novigrad, sulla costa dalmata. La Repubblica di Venezia mandò il Barbarigo ad incrociare nel mare di Dalmazia per impedire il trasporto della principessa Maria a Napoli. Giunto sul posto, egli decise un'azione di forza: assalí il priore di Laurana e lo costrinse a consegnargli la futura regina d'Ungheria. L'affresco rappresenta il momento in cui Giovanni libera Maria dalle catene, mentre sullo sfondo i soldati veneziani assumono il controllo del castello. Le figure in primo piano lasciano molto a desiderare, contrasta con essi il plastico guerriero, visto di spalle, che campeggia in primo piano sulla sinistra. In primissimo piano, al centro, spiccano alcuni rami verdi. L'iscrizione dice: I.A. (Ioannes) BARBAD. CLASSICUM CASTRUM AGRESSIMARIAM UNGARIAE REGINAM VINCULIS LIBERAVIT ET IN ILLYRY (Dalmazia) OPPIDO NOVO (Novigrad) DEDIT IMPERIUM, GLORIAM REGNI(S) RESTITUIT, DUCE-(M) AFFICIT, PROELIO MAGNA MARCUM PROCURATOREM ANNO MDCXXVI (anno storicamente esatto è 1387).
4-braccio laterale est: Giovanni Barbarigo viene creato cavaliere da Maria Regina d'Ungheria (1388). Questo affresco si ricollega al precedente, del quale è l'immediata conseguenza. Maria, divenuta sposa di Sigismondo, fu grata al Barbarigo: lo creò cavaliere, chiese alla Repubblica il permesso di donargli le città di Sebenico, Traù e Spalato e, non avendolo ottenuto, gli assegnò una provvisione annua di 600 ducati d'oro. Egli sta in ginocchio ai piedi della regina, che gli sta per porre il copricapo di cavaliere, mentre un dignitario ha già la spada alzata per procedere all'investitura. Fiori sparsi sul pavimento denotano la festosità della scena. L'iscrizione è pressoché illeggibile.
5-braccio principale: secondo affresco a sinistra: Jacopo Barbarigo, provveditore in Morea, attacca Patrasso, occupata dai Turchi, per ricongiungerla al dominio veneziano (1466). Il terzo personaggio della sala a crociera è un provveditore in Morea, alquanto piú sfortunato dei congiunti precedenti: Iacopo. Nato nei primi anni del secolo XV, pare sia stato capitano a Padova nel 1443-1445. L'episodio, accaduto durante la difesa della Morea nel 1465-1466, è il piú largamente documentato. La sua armata, forte di duemila uomini, già stava per impadronirsi della città di Patrasso, quando l'esercito turco giunse in soccorso degli assediati e sbaragliò i Veneziani. Il Barbarigo cadde ferito nelle mani dei Turchi e, portato a Patrasso, fu impalato. Le iscrizioni dell'affresco e di quello successivo amano calare un velo pietoso sulla fine dell'eroe.Questo affresco coglie lacopo nel momento dell'attacco a Patrasso: campeggiando al centro della scena, in sella al suo bruno destriero, egli incita i suoi e li guida verso la città, che appare sullo sfondo a sinistra, mentre sulla destra vediamo il mare e la flotta. L'iscrizione dice: IACOBUS BARBADICUS, DUM PRAESSET ACHAIE, PATRAS URBEM PRAECIPUAM, TURCARUM FURORE DEPRESSO, VENETORUM DOMINIO RECUPERATAM ADIUNXIT, ANNO MCCCCLXV. (Iacopo Barbarigo, provveditore in Morea (= Acaia), represso il furore dei Turchi, recupera la principale città dell'Acaia, che è Patrasso, e la ricongiunge al dominio veneziano. Anno 1465, che non collima con i fatti storici). La qualità dell'affresco lascia dubbiosi: l'armonia della scena è turbata da questa pesante figura centrale, poco felice sia nella plastica che nel rigido svolazzare del manto.
6-braccio laterale ovest: Jacopo Barbarigo, ferito, viene catturato dai Turchi giunti di rinforzo per difendere Patrasso (1466). Siamo all'epilogo dell'episodio precedente: la cattura di Iacopo, ferito, da parte dei Turchi giunti di rinforzo. La scena è storicamente veritiera, ma l'iscrizione reca una versione che tace sul particolare della successiva impalatura e dice: IACOB.S BARBAD.S. PRAESES ACHAIAE, PATRIS (Patras) REDEMPTIS ACCUMUL.TAE GLORIAE CUPID.S INGENTES TURCAR(um) TURMAS INVADIT, AT INTER MONTIUM DIFFICULTATES IRRETITUS, FACTA EORUM STRAGE, IMPYSSIME CONFODITUR. ANNO MCDLXV. (Iacopo Barbarigo, Provveditore in Morea, dopo avere redento Patrasso, reso cupido dalla gloria accumulata, va incontro ad ingenti torme turche, ma rimane intrappolato tra le difficoltà dei monti. Dopo avere fatto strage di turchi, viene da loro impietosamente ucciso. Anno 1465). Anche in questo affresco, come nel precedente, la figura centrale del protagonista risulta di qualità inferiore a quelle di contorno, piú vigorose. In confronto a lui i soldati turchi sembrano piú forti anche fisicamente e si muovono con estrema decisione. Predominano il viola, l'arancione, il rosso, il marrone, mentre lo sfondo è tutto giocato sui toni del rosa, come pure di tale colore sono i soldati che ancora combattono dietro a Nicolò.
7-braccio principale: primo affresco a sinistra: La battaglia navale di Lepanto, nella quale Agostino Barbarigo comandava l'ala sinistra della flotta cristiana (1571). Il quarto personaggio della serie è un "provveditore da mar" famoso grazie alla vittoria nella battaglia navale di Lepanto del 1571, qui raffigurata. Si tratta di Agostino, figlio di Giovanni, nato nel 1516. Percorse la carriera amministrativa e sulla fine del 1570 il Senato veneziano lo scelse come Provveditore generale da mar. Agostino si preoccupò subito di riordinare accuratamente l'armata veneziana, in vista dello scontro con la flotta turca. Lo scontro avvenne il 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto. Il Barbarigo comandava l'ala sinistra della flotta cristiana e dovette sostenere il primo e piú grave urto; fu colpito da una freccia nell'occhio sinistro. Morí due giorni dopo la battaglia, il 9 ottobre 1571. La scena della battaglia di Lepanto è l'unica della sala che non reca al centro la figura del Barbarigo protagonista. La sua galea è collocata in secondo piano e si riconosce dallo stemma. Sullo sfondo le galee si scontrano tumultuosamente. Il mare è gremito di cadaveri, lingue di fuoco e di fumo si levano dalle navi, ma sono fiamme rosate, il cielo è azzurro e tutta la scena è luminosa. L'iscrizione dice: AUG. BARBAD. PROVISOR GENERALIS, CHRISTIANORUM ACIES ARMIS INTER SE IUNCTAS, SED ANIMIS INTER SE DIVISAS (MIRA) (1) DEXTERITATE COPULAVIT OVD (quod?) PRAECIPUO MEDIATORE RESPUB. VENETA VICTORIAM ILLA(M) AD (= apud) ACTIUM (azium) PROMONTORIUM ANTE MULTA SAECULA IN VITAM REPORTAVIT ANNO MDLXXI. (Agostino Barbarigo, provveditore generale, avendo le schiere cristiane congiunte le armi ma divisi gli animi, le ricongiunse con mirabile scaltrezza, come principale mediatore. La Repubblica veneta riportò in vita la vittoria al promontorio di Azio di molti secoli prima. Anno 1571).
8-braccio laterale ovest: La morte di Agostino Barbarigo, ferito da una freccia nell'occhio sinistro durante la battaglia di Lepanto (1571). È la morte di Agostino, ferito da una freccia nell'occhio sinistro nel corso della battaglia di Lepanto. L'elmo, che egli si era tolto per meglio essere udito dai suoi marinari, giace simbolicamente ai suoi piedi. L'iscrizione dice: AUGUSTINUS BARBADICUS PROVISOR GENERALIS GLORIOSISSIMO NAVALI PRAELIO (proelio), SAGITTAE ICTU IN OCULO TRANSVERBERATUS, VICTORIA PRAECOGNITA LAETABUNDUS MIGRAVIT IN COELUM. ANNO MDLXXL. (Agostino Barbarigo, provveditore generale, trafitto da un colpo di freccia in un occhio nel corso della gloriosa battaglia navale, conosciuta prima la vittoria, passò lieto al cielo. Anno 1571). Oltre che un ottimo comandante, Venezia perse col Barbarigo un uomo da tutti stimato che avrebbe potuto conciliare gli animi troppo discordi degli alleati. Per qualità pittorica, l'affresco è il peggiore del ciclo, trattandosi di una scena didascalica priva di energia. Il colore stesso non è armonioso, per la sovrabbondanza del rosso. Agostino, a mani giunte, risulta poco naturale. L'anatomia è difettosa, specie nel giovane che sta per togliere la freccia dall'occhio del Barbarigo. Tutto l'insieme dà un senso di banale e non si notano parti di rilievo. L'ipotesi piú facile è che vi abbiano lavorato dei collaboratori del Foler e del Vassillacchi, magari per questioni di tempo; ma le figure potrebbero essere state "impastate" in seguito a ritocchi successivi. La traccia di figura ben visibile in primo piano, un uomo seduto visto di schiena, è di qualità migliore: bene impostata, vigorosa, appartiene a mano diversa.
9-soffitto del braccio est della sala a crociera: Apollo ed Ercole. Il soffitto del braccio est della sala a crociera inquadra Apollo ed Ercole, contro lo sfondo di quello stesso cielo azzurro e rosato che conosciamo dagli affreschi precedenti. La critica è concorde nell'assegnare l'opera al Vassillacchi, specie per la maestria anatomica dimostrata nella figura di Ercole. L'eroe, armato di clava e adagiato sopra la pelle del leone di Nemea, da lui vinto e ucciso, riceve dal dio un'ampolla di fuoco divino che ne consacra l'immortalità. L'eroe incarna la stirpe militare della famiglia, ben rappresentata da Nicolò, Giovanni, Iacopo e Agostino.
10-soffitto del braccio ovest della sala a crociera: Gloria di putti. Il soffitto del braccio ovest della sala a crociera inquadra una "gloria di putti", pure da assegnare al Vassillacchi, che lasciano cadere corone di gloria e palme di martirio sugli eroi raffigurati nella parete sottostante. La lezione di Paolo Veronese sembra guidare la fantasia pittorica dell'artista, molto legato a tale scuola.
11-sovrapporte della parete destra del braccio principale: Nicolò e Giovanni Barbarigo.
11a :Giovanni
11b :Nicolò Le sovrappone rappresentano i busti in finto bronzo degli eroi raffigurati negli affreschi sulla stessa parete.
12-sovrapporte della parete sinistra del braccio principale: Jacopo e Agostino Barbarigo.
12a :Agostino
12b :Jacopo Le due sovrapporte fanno "pendant" con quelle di Nicolò e Giovanni, inquadrate nella parete di fronte.