Cari concittadini,
con questo numero riparte l'attività del nostro periodico per il corrente anno. Il primo numero esce a maggio in quanto, durante il periodo elettorale, sono bloccate dalla legge tutte le forme di comunicazione pubblica che possano in qualche modo condizionare il voto. In questo periodo è comunque giunta a tutte famiglie la seconda edizione della "Guida del cittadino di Noventa Vicentina", che contiene importanti informazioni sui servizi ed i diritti di tutti (se a qualcuno non fosse pervenuta, può ritirarne copia in Comune).
L'editoriale di questo numero viene dedicato a degli opportuni chiarimenti sulla sentenza del 7 dicembre 2005 del Tribunale di Vicenza, relativa alla controversia tra il Comune ed una famiglia noventana, per la nascita di un figlio con gravi disabilità presso il nostro Ospedale, avvenuta il 2 gennaio 1979. Il giudice ha stabilito che i tre medici coinvolti in questa vicenda vengano condannati per i loro comportamenti negligenti insieme al Comune con pari percentuale di colpa (25% a testa) e per un risarcimento di 5 miliardi di vecchie lire al ragazzo e ai suoi genitori per compensare i danni. Stabilisce inoltre che il nostro Ente paghi la somma per intero salvo poi rivalersi in parte sui tre medici.
Ma perchè il Comune viene coinvolto in questo avvenimento? Si deve ricordare che fino al 31 dicembre 1978 esistevano gli Ospedali con la loro autonoma gestione, ma dall'anno successivo nascevano le Ulss regionali, in base alla legge nazionale.
Secondo l'interpretazione del giudice, per circa una anno (dal 1° gennaio 1979), in attesa che la Regione organizzasse le nuove aziende, i Comuni sede di Ospedale avrebbero dovuto prendersi in carico la gestione degli Ospedali. Quindi, all'epoca del fatto, il Comune avrebbe assunto da un giorno la responsabilità di quanto avveniva nel nostro nosocomio. Il giudice dice che il 2 gennaio 1979 in Ospedale non c'era sufficiente personale e che era necessario vigilare sulla presenza in sede dei medici reperibili e viene prospettata la responsabilità di questo Comune.
A questo punto sorgiono naturali alcune perplessità:
1. Come avrebbe fatto il Comune ad assumere in un giorno il personale, a detta del giudice, necessario per il servizio?
2. Come poteva sapere il Comune se i medici in turno di reperibilità erano in paese (dove avevano il domicilio) o erano tornati alle loro case?
La condanna del nostro Ente sembra veramente fuori dalla logica del buon senso. Ma la cosa più grave è relativa al danno economico: i tre medici, in processi precedenti, sono già stati condannati per questo episodio, ma non hanno assolto che in parte (soprattutto con il prelievo di un quinto dello stipendio o della pensione) a risarcimento alla famiglia.
3. Ora, come farà il Comune, condannato ad anticipare le somme dovute anche dai tre medici, a farsi risarcire dagli stessi (anche perchè uno è deceduto)?
In poche parole, il giudice condanna il Comune, cioè tutta la cittadinanza, a pagare ingiustamente una cifra di miliardi. La cosa più grave è che questa sentenza è immediatamente esecutiva e quindi, qualora non sarà accettata la nostra richiesta di sospensione della stessa, potrebbe essere necessario disporre in tempi brevi di quel risarcimento alla famiglia, e questo ci costringerà ad operazioni economiche distruttive per il nostro bilancio e per il nostro patrimonio.
E' chiaro che il Comune non contesta il diritto della famiglia al risarcimento del danno subito, ma è convinto che altri siano tenuti al pagamento. In questi mesi abbiamo concordato unanimamente tra tutti gli amministratori di ricorrere in appello presso la Corte di Venezia, nominando un collegio difensivo composto dallo studio legale "Vettori" di Vicenza e "Ruffolo" di Bologna (l'avvocato noto per le sue frequenti apparizioni al programma "mi manda Rai Tre") ed è ormai pronto il testo per la presentazione del ricorso. La speranza è che la giustizia riesamini questo tragico fatto e riconsideri il ruolo del Comune in questa vicenda, perchè non può succedere che le colpe di qualcuno ricadano su tutti e che si avveri quello che dice la tradizione "
Tanto, paga Pantalon"; solo che in questo casi i Pantaloni saremmo tutti noi noventani. Vi terremo aggiornati sul procedere di questa vicenda, che sta diventando una "spada di Damocle" su tutte le nostre attività ed i nostri servizi pubblici.
Il sindaco - Carlo Alberto Formaggio