Hanno pesato l'acquiescenza di Vittorio Emanuele con il fascismo e la imprudente pubblica dichiarazione del successore Umberto con la quale scaricava la colpa degli avvenimenti del 1922 sul popolo italiano: il quale, con il proprio entusiasmo, aveva costretto il re a rassegnarsi alla nomina di Mussolini.
La soluzione repubblicana prevalse, sia pure distretta misura, con il 54% dei voti: 12.717.923 contro 10.719.284 e con un milione e mezzo di schede bianche e qualche migliaio di nulle.
Evidentemente, specie in aree periferiche, la monarchia, nonostante tutto, era ancora un istituto emotivamente e tradizionalmente accettato. E così si spiega, ad esempio, come a Noventa Vicentina 1.996 elettori abbiano votato per la monarchia e in 1.578 per la repubblica. Umberto di Savoia impugna il risultato, sostenendo che la vittoria non era valida perchè non costituita da una maggioranza assoluta in quanto, nel loro complesso la somma delle schede bianche e nulle e dei contrari superavano i favorevoli. Il conflitto durò molti giorni, con episodi di scontri violenti in alcune città, come a Napoli; e si concluse il 13 Giugno con la partenza del "Re di Maggio" per il Portogallo. Ma senza l'atto di abdicazione al quale Umberto si era impegnato in caso di sconfitta referendiaria.
Gibis (3 - continua)