Il titolo provocatorio della mostra, "Lisca in faccia", allude al marchio con cui l'autore firma sul retro i suoi quadri, ma anche al suo personale atteggiamento verso il linguaggio pittorico e l'uso che ne fa la civiltà contemporanea. Saul Costa si definisce pittore classico e figurativo per quanto riguarda le prospettive estetiche e le scelte formali. Il suo lavoro si muove sul versante della classicità, anzi del primitivismo, sia per le fonti di ispirazione e sia per i mezzi del fare pittorico: l'uomo arcaico e mitologico, la donna colta nella sua sensualità e rotondità curvilinea e l'animale associato alla figura umana (come il Minotauro) rappresentano la sintesi di un mondo in continua mutazione genetica, in una pericolosa vicinanza e scambio.
Un segno nero demarca nettamente le immagini che si presentano bidimensionali e appiattite e concorread accentuare il dramma che si svolge all'interno della composizione. Come ripudia le vie dell'astrattismo, altrettanto Saul difende i mezzi artigianali e manuali del procedimento artistico, dalla pittura ad olio (solo olio), alla preferenza accordata alla carta come supporto malleabile e sensibile, alla costruzione dei telai. Sembra che anche in ciò voglia lasciare un segno tangibile della sua presenza trasferendo nell'opera l'intera sua energia vitale. E poi i colori accesi legati alla migliore tradizione veneta: i verdi, i gialli, i neri, il rosso pompeiano. Se da un lato rimandano a Tiziano, al Veronese, al Tintoretto, allo stesso Vedova, dall'altro sembrano recare un po' di refrigerio alla severità dell'immagine, che si nega ad ogni ricercatezza.